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Archivio per luglio 2010

Succede spesso, quando si parla di vini Friulani, di nominare i soliti noti. I “Super Whites” sono sulla bocca di tutti, è facile, non voglio dire banale perché comunque si parla di prodotti di ottima fattura, ma comodo sicuramente, si rischia davvero poco. Sono convinto che anche per quella meravigliosa terra che è il Friuli Venezia Giulia sia arrivato il momento di cominciare a guardare oltre, sia arrivato il tempo di raccontare storie nuove, storie come quelle di Daniele Drius, persona di grande umiltà che a metà degli anni novanta ha affiancato nonno Enrico nella conduzione dell’azienda di famiglia dandole nuova linfa, senza dimenticare la tradizione, ma con grande attenzione all’innovazione; è nata così l’azienda agricola Simon di Brazzan. L’azienda si trova a Brazzano di Cormons (siamo nella DOC Isonzo) ed è uno straordinario esempio di azienda a  conduzione familiare. Quando arrivi, oltre a Daniele, ti accoglie anche nonno Enrico che ha passato da qualche anno i novanta ma si sveglia tutte le mattine per lavorare in vigna e la carismatica mamma di Daniele, che da una mano in azienda per la contabilità. Dopo le presentazioni di rito  si passa  nel tinello della casa per la degustazione. Non aspettatevi mirabolanti sale  progettate dal qualche architetto di grido, niente fronzoli e lustrini, qui si bada al sodo; Daniele stappa le bottiglie e comincia a raccontare……….e io a riconciliarmi con il mondo!!

I vini dell’azienda degustati:
Pinot Grigio 2006: come natura vorrebbe, nel suo colore ramato che nella straordinaria ed intrigante versione magnum si accentua di molto (la macerazione sulle bucce dura 18 giorni)
Sauvignon: gran bel vino al naso e in bocca, un sauvignon di bella beva e non eccessivamente “caricaturale” come da queste parti spesso avviene
Blanc di Simon (Tocai Friulano 100%) prodotto anche nella versione magnum: grande naso e tocai con sentori tipici, (finalmente).
Merlot 2006 prodotto anche nella versione magnum: è sicuramente il gioiello di famiglia, un merlot straordinario per struttura e intensità che nella versione magnum raggiunge l’apoteosi.

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Sarà a causa dell’euforia dovuta all’entrata nella DOC interregionale del Prosecco, sarà che gli spumanti (Charmat/Martinotti)   godono sempre più dei favori del consumatore, in Friuli è scoppiata la mania della spumantizzazione; non c’è cantina che non annoveri tra i suoi vini anche una “Bollicina”. Ad onor del vero,  il  Friuli Venezia Giulia vanta una grande tradizione spumantistica, i primi tentativi di fare il metodo classico risalgono agli anni trenta del secolo scorso  e, comunque,  oggi ci sono grandi prodotti di eccellenza  sia secondo  metodo classico (il millesimato di Piero  Pittaro, il Brut Metodo Classico “K K” di Edy Kante), sia secondo metodo Charmat/Martinotti (la Ribolla di Collavini, la Ribolla Nera di Primosic); non è in discussione il blasone quindi, ma la forsennata   “corsa all’oro charmat” a cui stiamo assistendo che può, giustamente, far dubitare della qualità complessiva dei prodotti. Ho avuto modo di degustare negli ultimi mesi una decina di spumanti del Friuli ottenuti sia da uve autoctone (ribolla gialla in primis) sia da vitigni internazionali (chardonnay, pinot nero)  e devo dire che la maggior parte non mi ha convinto;  ci sono prodotti di buona fattura ma nulla che mi abbia emozionato,  soprattutto nulla di paragonabile alla Ribolla Nera di Primosic, o quel capolavoro che è la  Ribolla Gialla di Collavini. Le mode per definizione sono effimere e la fretta è cattiva consigliera, non è facile fare   un grande spumante, ci vogliono  cultura, rispetto e conoscenza del territorio, tecnica, dedizione e temo che passata l’euforia  del momento, e scemato il businnes, molte bollicine spariranno dal mercato  lasciando il giusto primato a chi in questi anni con fatica si è costruito un’ottima reputazione su un prodotto che, ribadisco,  non tutti sanno e possono fare.

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Cantina degli Astroni si trova a Napoli, nel cuore dei Campi Flegrei, sulle pendici esterne del Cratere Astroni, oggi riserva naturale e oasi del WWF.  L’obiettivo dichiarato (e nobile) dell’azienda è  salvaguardare e valorizzare i vitigni autoctoni campani (Falanghina dei Campi Flegrei, Coda di Volpe, Catalanesca, Fiano, Greco,  Piedirosso, Gragnano). Non ho avuto la fortuna di visitare la cantina, che per altro ho visto in fotografia, ed è davvero splendida, ma ho avuto il piacere  di degustare a Venezia, alla manifestazione “Gusto in Scena”, alcuni  vini dell’ azienda, che ho trovato molto interessanti, su tutti la Falanghina “Strione”, davvero un gran bel bicchiere.  “Gusto in scena”  è’ stata anche l’occasione per conoscere  Emanuela Russo che con grande passione mi ha “iniziato” ai vini dei Campi Flegrei, un territorio che non immaginavo fosse così vocato e che merita grande attenzione e approfondimento. To be continued………

Falanghina “Strione” 2007 – 100% Falanghina Campi Flegrei: macerazione sulle bucce per tutta la durata della fermentazione e affinamento “sur lies” in acciaio e legno per 9 mesi e 6 mesi in bottiglia.

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Casa Caterina, l’azienda  di Aurelio del Bono, è situata a Monticelli Brusati, nel cuore della Franciacorta, una tra le zone più blasonate dell’Italia enoica; pertanto un vignaiolo qualunque, consapevole della fortuna che ha per le mani, si metterebbe a   produrrebbe  il suo spumante, non necessariamente straordinario, attenendosi rigorosamente al disciplinare per poi commercializzarlo con il prestigioso bollino della DOCG. Semplice no? Senza stressarsi più di tanto prestigio e clientela assicurati. Il problema e che  Aurelio Del Bono, non è un vignaiolo qualunque e soprattutto non è “normale” detto nel senso più affettuoso del termine. Fino a qualche anno fa la chimica era una presenza costante nella sua cantina, poi un giorno Aurelio si è reso conto di fare dei vini che non avevano un senso, che non lo emozionavano, allora ha buttato via tutto per ricominciare in piena libertà senza i condizionamenti della denominazione e soprattutto senza compromessi, niente dosaggio, permanenza minima sui lieviti elevata (almeno 36 mesi, ma è più probabile 60) produzioni limitatissime. Oggi Casa Caterina lavora secondo i dettami del biodinamico producendo spumanti che sono spesso paragonati agli Champagne, qualcuno parla di stile “Selosse”; a me piacere pensare invece che Aurelio segua un suo percorso molto personale e intrigante, tanto che forse un giorno qualcuno, assaggiando i vini di Aurelio,  citerà il grande Paolo Conte “I francesi che s’ incazzano e le balle ancor  gli girano……”

I vini di Casa Caterina che ho degustato

CUVEE’ 60 BRUT PAS DOSÈ 2004 (Chardonnay 100%) : E’ sicuramente lo spumante più “facile” da bere dell’azienda, dove ovviamente facile non vuol dire semplice, si tratta pur sempre di un vino di grande personalità e complessità.

BRUT PAS DOSE’ 1997 (Pinot noir 86% – Chardonnay 14%) : Aurelio, prima della degustazione ha avvertito tutti « non venitemi a dire che il vino è ossidato perchè altrimenti mi arrabbio.. »l’ossidazione c’è, ma è l’ossidazione dei grandi champagne, un vino complesso nei profumi e in bocca non finisce mai,  adorabile, da berne a secchi!!!!

ESTRO 2006 (Marsanne, Viogner, Sauvignon blanc): un vino “francese”, estremamente complesso nei profumi e dal corpo spiccato, davvero interessante

NONCE’ 2006 (Gewürtztraminer 100%): molto particolare, poco aromatico a dispetto del vitigno, ma molto minerale, mi riservo di riparlarne appena possibile,,,,,,


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Per chi non lo conoscesse, Miha è uno splendido vignaiolo della Valle di Vipava in Slovenia. I vini di Miha sono naturali per definizione, macerazioni lunghissime, senza lieviti aggiunti,  nessuna filtrazione, con utilizzo di sole botti di rovere sloveno e naturalmente produzioni limitatissime (in media 5000/6000 bottiglie per tipologia). Ho avuto la fortuna di assaggiare i vini di Miha qualche mese fa durante una indimenticabile degustazione a Portogruaro e grazie a lui ho scoperto che cosa intendeva dire Luigi Veronelli, quando qualche anno fa, scrivendo una prefazione per una collana di “volumetti” sul vino diceva: “…… I giovani vogliono vini buoni, complessi, addirittura problematici con cui dialogare……”; sul buono e complesso non c’era difficoltà, la cosa era abbastanza intuitiva,  ma era la definizione di  “problematici” che mi sfuggiva,  degustando i vini Batic  ho capito che cosa intendesse dir Veronelli,  quante emozioni dentro un bicchiere………..

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