Feeds:
Articoli
Commenti

Archivio per agosto 2010

L’Enfer d’Arvier Superieur clos de l’enfer 2007 (95% petit rouge, neyret e vien de nus ) è un capolavoro di vino prodotto da La Coopérative de L’Enfer (Co-Enfer) di Arvier (Aosta). Al naso è complesso, muschio, sottobosco, fungi porcini, cioccolato bianco, pistacchio.., con una persistenza incredibile, un rosso dedicato a chi ha la montagna nell’anima!

La Coopérative de l’Enfer (Co-Enfer) è una delle cantine storiche della regione ed è situata nel Comune di Arvier in Valle d’Aosta. Oggi, la Cave è presieduta da Christian Alleyson ed è la principale produttrice dello storico Enfer d’Arvier, uno dei primi vini in Italia e della Regione ad aver ricevuto la denominazione di origine controllata. Questa azienda può pregiarsi della data 1312. Un documento ufficiale dell’epoca, infatti, riporta che un certo Rodolphus De Avisio possedeva un vigneto, denominato Gollyz Richard, ancora oggi a coltura. La superficie vitata, collocata tra i 750 metri s.l.m. e gli 850 metri s.l.m., si estende su due comuni: quello di Arvier con la varietà prevalente del Petit Rouge e quello di Avise con il Mayolet e il Pinot Gris. Lo storico Vin de l’Enfer, coltivato oggi su 6 ettari, prende il nome dalla zona del Clos de l’Enfer, conca difesa dai venti, le cui viti sono coltivate su minuscole terrazze addossate alla roccia e su di un terreno costituito da calanchi di arenaria che dividono i canaloni pietrosi in un paesaggio unico, un vero e proprio anfiteatro naturale di ineguagliabile bellezza.
La Coopérative de l’Enfer nasce nel 1977, conta oggi circa 120 soci, con una produzione annua di circa 50 mila bottiglie. I vini prodotti dalla Co-enfer sono in totale 6: l’Enfer base, l’Enfer classico, il Clos de l’Enfer (ad Arvier), il Mayolet – Vin des Seigneurs, il Soleil Couchant (ad Avise). Ad essi di aggiunge l’Ardente, suadente vino da tavola.

Read Full Post »

Premessa doverosa: Ho conosciuto la Cantina Ricchi  e Chiara Tuliozi in quel di Venezia, in occasione di “Gusto in scena” 2010, circa un mese prima dell’incetta di premi al Vinitaly quindi, come si dice in questi casi in maniera pomposa, mi sono accostato ai vini di Chiara scevro da ogni condizionamento rimanendone sorpreso a tal punto che alla fine della giornata di degustazione occupavano i primissimi posti della mia personale playlist; ne fui talmente colpito che decisi di mandare una mail di complimenti all’azienda, Chiara mi rispose con gentilezza e grande entusiasmo. Ci siamo ritrovati al Vinitaly dove Chiara e suo marito camminavano “Tre metri sopra il cielo”, io invece, che Moccia l’ho sempre odiato, mi godevo il loro notevole brut metodo classico che non ero riuscito ad assaggiare a Venezia.

L’Azienda e i vini
L’Azienda Agricola Ricchi Fratelli Stefanoni si trova a Monzanbano (Mn) nel suggestivo panorama delle colline moreniche, l’azienda possiede circa trentotto ettari. La produzione si sviluppa su 5 linee (Garda, Colli Mantovani, Barrique, Grappe e Spumanti), vi parlo in particolare della linea Barrique e Spumanti.

Chardonnay Meridiano, un nuovo ed entusiasmante modo di intendere lo Chardonnay:
Breve appassimento delle uve e sei mesi di permanenza in barrique di secondo passaggio, al naso frutta esotica, ananas, banana e miele, un nuovo ed entusiasmante modo di intendere lo Chardonnay

Cabernet Ribò
Lunga macerazione, un anno di barrique e dieci mesi in bottiglia, grandi profumi terziari  (spezie, cuoio e tabacco), armonico ed equilibrato

Merlot Carpino
Appassimento in cassettine della capienza di 4 kg per trenta giorni, 12 mesi di barrique e un’anno in bottiglia, al naso i sentori di un  grande merlot (confettura, frutta matura, note balsamiche e tannino vellutato)

Read Full Post »

Ho assaggiato il cioccolato di Paul de Bondt e di Cecilia Iacobelli alla manifestazione “Artigianato Vivo” di Cison di Valmarino (TV), che dire…… SUBLIME!!! Più di tante parole vale l’assaggio, se vi capita non fatevelo scappare!!!
Dal sito di Paul de Bondt: (http://www.debondt.it):
De Bondt è un’azienda rigorosamente artigianale che si fonda sulla complementarietà di due caratteri, quello di Paul e quello di Cecilia, che si arricchiscono a vicenda. Tutto nasce in un laboratorio, dove si sperimenta davvero e si crea, dove si riflette e si progetta. In pochi anni questo connubio ha prodotto tanti piccoli gioielli. Gioielli di gusto e di creatività.
La loro fama ha presto varcato i confini nazionali. Quando la bibbia del cioccolato (la prestigiosa guida “The Chocolate Companion”di Chantal Coady) li ha collocati tra i migliori 15 cioccolatieri del mondo, hanno trovato  conferma della qualità del loro lavoro.

Read Full Post »

Pascal Doquet è Recoltant Manipulant nella Côte des Blancs tra Vertus e Avize. Sono 15 gli ettari di vigne di sua proprietà (coltivati esclusivamente a chardonnay con una piccola parcella di pinot noir). Dal 2006, ha affiancato alla prima linea di champagne (champagne Doquet Jeanmaire) anche una seconda linea identificata solo con il suo nome, ciò si è reso necessario per esprimere ancora con più convinzione la filosofia  di coltivazione e di vinificazione del produttore (biologico).
Gli champagne di Pascal Doquet vantano uno straordinario rapporto qualità prezzo, con meno di trenta euro è possibile acquistare ad esempio il Premier Cru de la Côte des Blancs, un sans annèe di grande freschezza ed eleganza.

Ho avuto la fortuna di  degustare l’intera gamma degli champagne di Pascal Doquet al Wineday 2010 di Balan, in particolare mi ha affascinato il  Grand Cru Les Mesnil Sur Oger 1999 – Blanc de blancs (100% Chardonnay), vino di straordinaria mineralità al naso, in bocca note agrumate molto seducenti,  fine ed elegante.

Read Full Post »

Un paio di anni fa sono andato  a una degustazione di vini marchigiani organizzata dalla condotta di Slow Food della mia zona, i vini erano interessanti, in alcuni casi strepitosi,  ma quella sera rimasi affascinato da un vino rosso a base di Lacrima di Morro D’Alba, vitigno che conoscevo per letture ma che non avevo mai avuto il piacere di apprezzare compiutamente. Mi colpì moltissimo quell’intenso profumo di violetta e la straordinaria morbidezza in bocca, ma a quella degustazione  seguì l’oblio (nelle enoteche dalle mie parti non amano il rischio) e non incontrai la “Lacrima” fino al successivo Vinitaly. Succede poi che un giorno su Face Book mi imbatto in un post di Fabrizio Furlan (www.fabriziofurlan.it) che racconta in maniera alquanto poetica dei vini di Veneranda Vite,  un’azienda Marchigiana che produce solo 3 vini rossi di cui due  a base di Lacrima di Morro D’Alba. Per la produzione dei vini si seguono metodi “vecchi” e faticosi, fermentazione senza pigiatura degli acini, nessuna stabilizzazione né filtrazione, salasso pre fermentativo e ovviamente rese bassissime. Allora mi sono ingolosito è  ho mandato una mail per acquistare i campioni. Mi ha risposto Giovanni Barbieri il Deus Ex Machina di Veneranda Vite, è nata un’amicizia, Giovanni è davvero persona di grande intelligenza e squisitezza. Ecco i vini, che tra l’altro hanno delle etichette bellissime realizzate da Marco Verdiglione, ( pitto-scultore,   le cui opere sono osservabili nel sito internet http://www.equilibriarte.org/gal/11017 ):

Read Full Post »

No, non è il titolo di un nuovo film di Lina Wertmuller e l’esperimento scientifico del “Paradosso Francese” non centra nulla, questo volo pindarico mi serviva per accostarmi al concetto di paradosso (Dal dizionario Sabatini Colletti: Dimostrazione che, partendo da presupposti generalmente riconosciuti come validi, giunge a conclusioni contrastanti con l’esperienza oppure intrinsecamente contraddittorie).
Procediamo con ordine. Lunedì 31 maggio, a Villa Braida di Mogliano Veneto va in scena il Wineday 2010, evento organizzato da Balan uno dei più importanti distributori italiani di vino; per chi non lo conoscesse   il Wineday, è una straordinaria manifestazione dove, previa registrazione, è possibile incontrare le aziende italiane e straniere distribuite  da Balan e partecipare gratuitamente (incredibile!) a spettacolari degustazioni verticali. Prenotando con largo anticipo sono riuscito a iscrivermi alla verticale di Chateau Valandraud (cinque annate) e di Giorgio Primo (sei annate). Alla degustazione di Chateau Valandraud Saint Emilion Grand Cru (70% merlot, 25% cabernet franc, il rimanente distribuito fra cabernet sauvignon e malbec.), condotta dal proprietario Jean-Luc Thunevin ero emozionato come un bambino, avevo di fronte il “Vin de garage” per eccellenza, diventato in pochissimo tempo, grazie all’onnipotente Robert Parker, uno dei vini più ricercati e importanti (anche nel prezzo) del mondo. Partiamo con il 2007, al naso e in bocca si sente pesantemente la vaniglia, sembra un vino wafer e purtroppo nemmeno Loacker, tannino pesante; passiamo al 2004, tannino durissimo allappante (inizio a preoccuparmi); per il  2003 migliora il naso, ma in bocca è statico; il 2001 presenta un bel naso ma in bocca si sente molto l’alcol; a chiudere il 1999, Thunevin, mettendo le mani avanti, ci dice che a Bordeaux l’annata è stata molto piovosa e difficile e degustando queste problematiche sono molto evidenti; finita la verticale,  sono sconcertato e deluso.

Il tempo di preparare la sala e Giampaolo Motta, proprietario di Fattoria la Massa, guida la verticale del suo vino “Giorgio Primo”. Giampaolo Motta è originario di Napoli, ma è in toscana, nella “Conca d’oro di Panzano” che ha trovato il suo Eden; si vede che è vignaiolo innamorato e appassionato, Giampaolo, che agli inizi è stato produttore di Chianti Classico di grande qualità è successo internazionale, dopo un attento studio, durato più di un decennio, sui suoli e le tecniche di vinificazione, decide di destinare il Sangiovese alla produzione del “second vin” dell’azienda (La massa) e di produrre Giorgio Primo esclusivamente con taglio bordolese (merlot 50%, cabernet sauvignon 40% e petit verdot 10%). La degustazione (annate 2001, 2004, 2006, 2007 e anteprime del 2008 e 2009) del Giorgio Primo è tesa a far vedere l’evoluzione del vino partendo appunto dal 2001 (chianti classico DOCG e quindi Sangiovese) per arrivare al taglio bordolese di oggi. Ho trovato nel complesso i vini di Fattoria  La Massa, rispetto a Chateau Vallandrad, più intensi nei profumi, più equilibrati ed armonici, decisamente più intriganti e bevibili. In conclusione, il paradosso sta nel fatto che il bordolese Toscano fatto da mani italiane è più buono e costa molto meno del chiacchierato bordolese di Francia  che deve gran parte delle sue fortune ai “Re Mida” di enolandia (Robert Parker e Michel Rolland), o forse è proprio questa la causa del paradosso,  giusto Jonathan Nossiter ?

Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 45 follower