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Archivio per novembre 2010

Opificio è nome inconsueto per il mondo del vino, alquanto misterioso, evoca qualcosa di esoterico, una sorta di  laboratorio dell’alchimista del vino e me lo immagino Marco Buvoli mentre fa le sue magie con il Pinot Nero.

Marco è un artigiano e l’opificio è la sua cantina, dove sperimenta in continuazione tra tonneaux aperti, piccoli tini di legno, botticelle di rovere francese e vasche d’acciaio!

La sua avventura nel mondo del vino è cominciata nel 1997 sulle amene colline di Garbugliano, nel vicentino;  Marco ristruttura una proprietà abbandonata e comincia a sperimentare con il pinot nero, un’uva difficilissima, che ti fa tribolare, non adatta a tutti climi, vengono scelti i migliori cloni francesi,  si cercano da subito  rese bassissime (massimo 1,2 kg per pianta  per il rosso e 1,5 kg per gli spumanti) e dal 2001 comincia a realizzare spumanti 100% pinot nero eleganti e raffinatissimi, davvero inconsueti per la storia spumantistica l’Italia . Dal 2005, quando la vigna è ritenuta pronta, s’inizia a vinificare anche in rosso come in Borgogna (pinot nero fermentato e affinato completamente in legno). Per le sue produzioni limitatissime (dal centinaio a qualche migliaia di bottiglie), Marco interviene pochissimo in cantina, niente trucchi e niente inganni e la solforosa è usata solo in piccole quantità.

Come tutti gli alchimisti che si rispettino, Marco Buvoli non smette mai di sperimentare, di cercare e, infatti, nel 2005, oltre all’amato Pinot Nero, ha piantato mezzo ettaro a syrah su un pendio ripidissimo, le prime micro vinificazioni raccontano di un vino importante, sorprendente!

L’anima del Mondo è alimentata dalla felicità degli uomini. O dall’infelicità, dall’invidia, dalla gelosia. Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio (Paulo Coelho, l’alchimista).

I Vini

Rosé
Dopo la vendemmia, che avviene manualmente in cassette, l’uva viene pressata e le bucce del Pinot Nero vengono lasciate a contatto con il mosto per poche ore e subito tolte. La fermentazione alcolica avviene in vasche d’acciaio a temperatura controllata e successivamente una piccola parte viene affinata in legno per qualche mese. L’imbottigliamento per la presa di spuma avviene normalmente in primavera e le bottiglie sostano sui lieviti per 24 mesi prima di essere degorgiate.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Champagne

Quattro
Spumante Metodo Classico da uve 100% Pinot Nero provenienti dal vigneto situato sui colli vicentini a circa 200 metri slm con esposizione sud-est, la vinificazione è realizzata in acciaio a temperatura controllata. L’imbottigliamento per la presa di spuma avviene normalmente verso la fine di maggio, assemblando basi di almeno 3 annate diverse, di cui una piccola parte affinata in legno. Il “Quattro”  ha sostato per 48 mesi sui lieviti, è disponibile nei formati da 0,75 lt e Magnum.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Champagne

Cinque
Ottenuto sempre da uve pinot nero vinificate in acciaio a temperatura controllata, a differenza dalle altre bollicine prodotte da Marco Buvoli non nasce da una cuvée di tre annate diverse: per questo prodotto è stata imbottigliata solo la base dell’ottima annata 2004 tagliandola con una piccolissima parte di base del 2001, senza alcun passaggio in legno. Lo Spumante “Cinque” è ha sostato per 60 mesi sui lieviti prima di essere degorgiato nell’aprile 2010. È disponibile esclusivamente nel formato Magnum e sono state prodotte solo 1300 bottiglie.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Champagne

Otto
Lo spumante Metodo Classico “otto” nasce dall’assemblaggio di basi di 4 annate diverse, di cui una piccolissima parte affinata in legno, ed ha rifermentato in bottiglia per 8 anni . È spumante di incredibile personalità, per chi è alla ricerca di emozioni forti, è disponibile esclusivamente nel formato da 0,75 lt.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Champagne

Sette
Lo Spumante Metodo Classico “Sette” nasce nel 2001 in poche centinaia di bottiglie ed è sostato sui lieviti per 7 anni prima di essere degorgiato alla fine del 2008. È un prodotto estremo e difficile. Grazie al lungo affinamento in bottiglia, ha sviluppato sentori evoluti e terziari che si fondono con sensazioni tostate e di burro e importanti note torbate. È disponibile esclusivamente nel formato da 0,75 lt.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Champagne

Pinot Nero 2007
Dalla metà degli anni 2000 Marco Buvoli dedicato una parte del vigneto alla produzione di un rosso alla maniera borgognona. Dopo un paio di vendemmie sperimentali non commercializzate (2005 e 2006), è uscito con  la vendemmia 2007. Dopo una potatura invernale molto severa, al momento dell’invaiatura è stato nuovamente ridotto il numero dei grappoli, eliminando quelli non perfettamente sani . La vendemmia è stata manuale in cassetta e sono stati subito scartati tutti i grappoli ritenuti non perfetti. L’uva è stata raffreddata prima della deraspatura e la fermentazione alcolica è avvenuta in due piccoli tini di rovere a temperatura controllata. In cantina,  le operazioni più significative e delicate della vinificazione avvengono per gravità evitando l’uso delle pompe per rispettare al meglio l’integrità dell’acino. Al termine della fermentazione, il vino è stato lasciato riposare ancora sulle bucce per circa 10 gg e -dopo una delicatissima pressatura- è stato infine trasferito in piccoli carati di rovere per il lungo affinamento. Sono state utilizzate solo barriques di secondo e terzo passaggio dei migliori produttori francesi. Dopo la chiarifica, il Pinot Nero 2007 è stato imbottigliato senza filtrazione nel settembre 2008 ed ha riposato in cantina per 12 mesi prima della messa in commercio.
Varietà: 100% Pinot Nero, cloni francesi della Borgogna

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Viticoltori per passione recita il loro slogan aziendale e  la passione nei vini della cantina trentina  Bellaveder di  Faedo  si sente davvero tutta.  Realtà  relativamente  giovane (la prima vendemmia è del 2004),  dalla produzione limitatissima (40.000 bottiglie) e vini dei quali sentiremo sicuramente parlare nei prossimi anni. Al timone dell’azienda agricola  Tranquillo Lucchetta  una persona d’altri tempi, cordialissima, che ho avuto modo di incontrare al recente “Ein Prosit” di Tarvisio.  Nel poco tempo che avevo a disposizione sono riuscito ad assaggiare il Trento Doc, il Pinot Bianco 2009, il Gewutrtraminer 2009 e il Passito, mancano all’appello tutti i rossi, ragion per cui si rende necessaria una visita nella stupenda cantina situata nel cuore di uno dei più bei vigneti d’Europa a monte dei terreni dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.

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No, non è un classico della letteratura Russa, è solo una suggestione per raccontare di Valter Sirk, grande vignaiolo del Collio Sloveno (BRDA), che vive e vinifica a Visnjevik, piccolo e pittoresco borgo ad una manciata di chilometri dal confine italiano. La cantina, che ha una meravigliosa vista sui vigneti, è attualmente in ristrutturazione;  Valter e Giuseppe Aldè (responsabile commerciale, e socio) stanno lavorando a un nuovo progetto di cantina, funzionale, senza fronzoli, niente grandeur, solo qualche alloggio per chi volesse pernottare.  Valter non si dichiara biologico né biodinamico eppure in vigna e in cantina segue rigorosamente l’andamento delle lune; parlando con Valter e Giuseppe capisci subito la loro concezione del vino,  la loro filosofia aziendale e capisci subito che  tutta questa distinzione in categorie, questo settarismo tra produttori che oggi va tanto di moda, è un discorso senza senso.

La vendemmia è rigorosamente fatta a mano (i vigneti terrazzati chiamano solo la fatica del lavoro manuale) su vigneti che hanno più di trent’anni , per una produzione di   quarantamila bottiglie e credo che se fossimo rimasti almeno per un paio di giorni (io e il mio amico Andrea Fasolo) Valter e Giuseppe le avrebbero aperte tutte tanto erano desiderosi di farci conoscere i loro vini! Abbiamo cominciato con l’annata 2009 (gli autoctoni ribolla gialla, tocai friulano, malvasia istriana, e gli internazionalichardonnay con cloni francesi e con cloni VCR, idem per il sauvignon e ilpinot grigio) tutta ancora in acciaio, l’imbottigliamento avverrà nella primavera del 2011;

da Sirk, per i bianchi,  si aspettano almeno due anni prima di uscire sul mercato! Siamo passati poi nella barricaia per assaggiare gli stessi vini che però fanno un passaggio in  legno ( in base all’annata e al vino si deciderà il tipo di affinamento e le percentuali di assemblaggio acciao/legno). Valter ci mostra anche un esperimento di macerazione che sta facendo per un bianco su richiesta di un cliente, lui non ama le macerazioni, è solo una prova, poi, chissà, tutto può succedere!

Finita la visita in cantina, attraversiamo la strada e Valter ci porta praticamente a casa sua, perché, dice sorridendo, dobbiamo assaggiare anche qualche vino in bottiglia!!! Indaffaratissimo, sparisce per qualche minuto e  ritorna con i suoi gioieli e noi ci emozioniamo, per le bottiglie che ha in mano e perché il salame di cinghiale e l’affettato di sua produzione sono a dir poco stravolgenti (che cos’è la felicità?); ricominciamo ad assaggiare, ecco i  vini:
Pinot Bianco 2008: di solito è un vino che non mi esalta particolarmente, ma il pinot di Valter è strepitoso, naso elegante, grande struttura, finezza , non finiresti mai di berlo

Sauvignon 2002: da cloni francesi, grande mineralità, intrigante, è un “Pouilly fumè” dei migliori già adesso, figuriamoci tra qualche anno
Chardonnay 1998: il capolavoro della giornata, e se fossimo in Borgogna invece che in Slovenia? E’ incredibile che qualcuno si ostini a dire che i bianchi non sono vini da invecchiamento
Poi è la volta degli ottimi uvaggi Teresa Bianco 2007 (chardonnay 50%, pinot bianco 30%, malvasia istriana 20%) e Teresa Rosso 2006 (merlot 60%, 30% Cabernet Franc da cloni francesi e 10% malbech); finiamo in bellezza con il Merlot Contea 2006, annata estrema dice Valter, però il merlot è grandissimo a conferma che da queste parti, come nei Colli Orientali del Friuli, è possibile trovare degli ottimi merlot in purezza! Guardo l’orologio, sono passate già sei ore, arrivano altre persone, in Slovenia l’11 novembre è un giorno di festa, Valter ci saluta e torna in cantina, Giuseppe carica la macchina per fare qualche consegna a Udine, Andrea Fasolo ed io  sembriamo Sancho e Panza (lui) alla ricerca del nostro Don Chisciotte perduto, però la nostra faccia è un tutt’uno con l’anima,  “si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,  ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo  esser nato e guardare il bicchiere” (Cesare Pavese)!
Grazie Valter, grazie Giuseppe!!!

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Ci sono occasioni in cui le parole “unico” e “irripetibile” vengono usate senza enfasi, anzi  assumo connotati quasi  mistici, perché l’evento è di quelli che non puoi perderti per nulla al mondo se sei un appassionato di spumanti! E’ così alle 11.00 di sabato 6 novembre, lasciato il “delirio organizzato” del Kurhaus di Merano, mi sono precipitato nella sala conferenze dell’ Hotel Terme, dove era prevista una straordinaria verticale delle tre annate (2001, 2000, 1999) di Madame Martis Trento DOC Brut Riserva Rare Vintage prodotto, dall’Azienda Agricola Maso Martis della famiglia Stelzer, in sole 500 bottiglie, per ogni singolo millesimo. Il Trentino, si sa, è terra fortemente vocata per la produzione di spumante metodo classico, ma ancora di più lo è terroir di Martignano sulla collina di Trento che è in grado di regalarci una riserva di straordinario livello. Il Progetto spumantistico di Maso Martis, iniziato nel 1990, ha raggiunto oggi, grazie alla passione di Antonio e Roberta Stelzer, punte di eccellenza che vedono  nella Madame Martis (70% Pinot Nero, 25% Chardonnay in barrique dalla vendemmia fino al tiraggio, 5% Pinot Maunier) una delle massime espressioni di metodo classico italiano.

La degustazione  è stata condotta dall’affascinante “Donna del vino” Aurora Endrici, da Antonio e Roberta Stelzer e dall’enotecnico dell’azienda Matteo Ferrari.
Note di degustazione:

Madame Martis TrentoDoc Brut Riserva Rare Vintage 2001
Annata non favorevole in Trentino, piuttosto fredda, naso intenso, in bocca spiccano acidità e sapidità, data la sboccatura recentissima (giugno 2010) deve ancora raggiungere il suo equilibrio…parbleu est un enfant!
Madame Martis TrentoDoc Brut Riserva Rare Vintage 2000
Annata molto più regolare rispetto alla 2001, che ha prodotto uve perfette, complessità maggiore sia al naso che in bocca; sboccatura aprile 2009.
Madame Martis TrentoDoc Brut Riserva Rare Vintage 1999
Annata decisamente ottima in Trentino, soprattutto per i bianchi, qui la complessità è notevole, grande mineralità, tostatura, crosta di pane,  acidità importante e bella persistenza, un grande vino; sboccatura maggio 2008.

Al termine della verticale vengono servite le basi di Pinot nero, Chardonnay e Pinot Maunier dell’annata 2010 che andranno a costituire la cuvèe che verrà assemblata nella primavera 2011; che dire, se il buon giorno si vede dal mattino e considerando che l’annata 2010 è stata una delle più scontrose degli ultimi anni, con delle basi di questa qualità, Madame può stare tranquilla, sarà sempre lei, stessa classe, stessa eleganza e se qualcuno di quei 500 fortunati  avrà la pazienza di desiderarla, bramarla e aspettarla per almeno una decina d’anni, e questo vale per tutte le annate sin qui prodotte, capirà che certe emozioni può regalarle solo una signora, la signora delle riserve trentine!

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Venerdì 5 novembre, Pavillon des Fleurs del Kurhaus di Merano, ci sono i vini biologici e biodinamici in passerella. Arrivo a Merano con in testa la lucida e interessante riflessione sui “Vini Naturali” fatta qualche giorno fa su FB  da Francesco Fabretti (Leggi qui) . Inizio ad assaggiare qualcosa, panico, su cinque assaggi,  almeno tre presentano un forte sentore di ridotto che non va via nemmeno dopo cinquanta giri di calice, vino naturale o vino difettato? Lo scoramento comincia ad impossessarsi di me e le parole di Francesco cominciano a ronzare nel mio cervello in maniera pesante:  “Nel giro di un paio di anni personaggi i più diversi hanno cominciato a proporre i loro prodotti a degustazioni dedicate ai vini “veri”, sottoponendo molte volte il palato a vere e proprie torture:  spunti acetici, puzzette congenite dovute ad errori di cantina, Sentori  stallatici,equilibri completamente sfasati, assenza di persistenza, piattezze  olfattive; il tutto a prezzi imbarazzanti. Tutto questo è stato giustificato in modo cieco con la formula questo è il profumo della natura!”. No! Questa è puzza e imperizia!”…………..

Mi riprendo e  i miei occhi si posano sul banchetto di Stefano Amerighi, eccolo,  ne ho sentito tanto parlare, adesso finalmente potrò verificare di persona. Stefano ha portato a Merano tre annate del suo Syrah, 2006 (la prima prodotta) e 2007 in magnum e la 2008 in bottiglia. Assaggio in sequenza le tre annate, sono  sublimi per olfatto e bocca, un capolavoro, signori ecco a voi la quinta essenza dello Syrah come nella Valle del Rodano, in molti casi anche più della Valle del Rodano. I vini di Amerighi, fatti in Toscana a Cortona,  sono biodinamici, fermentazione spontanea senza lieviti selezionati, solforosa e controllo della temperatura. L’affinamento viene fatto in legno e cemento per quattordici mesi e il vino imbottigliato senza filtrazione e stabilizzazione.
Cominciamo a ragionare, qualche metro più in là c’è il banchetto dell’azienda padovana “Dominio di Bagnoli”, assaggio il Pinot Grigio che non mi dispiace ma non lo trovo travolgente, poi in sequenza Friularo Riserva e Friularo Passito (da uva Friularo 100%), due perle; in catalogo c’era anche uno spumante brut 2003 metodo classico (80% Friularo e 20% Chardonnay) che mi intrigava parecchio, purtroppo non sono riusciti a portarlo e quindi mi invitano ad andare in cantina ad assaggiarlo,  così parafrasando  il grande Jimy Hendrix potrò dire: “Hare you experienced? Well I have!

Ho girato ancora tra luci e ombre, ho anche appreso, grazie all’Azienda pugliese Pirro Varone, dell’esistenza dell’antica uva Grisola vinificata in purezza ottenendone un vino rosso molto interessante che è il caso di riassaggiare prossimamente con più attenzione.  Alla fine sono uscito dal Kurhaus con una riflessione banale, direi scontata, mi sono imbarazzato da solo nel pensarla, ma alla fine  credo sia inattaccabile: Anche tra i vini biologici e i vini biodinamici esistono i buoni ed i cattivi, anche tra i produttori esistono gli onesti innamorati del loro lavoro e delle loro idee e i furbetti che approfittando della moda ci rifilano delle porcherie spacciandole per vini veri, sta a noi tenere gli occhi aperti e se è il caso di mandare qualcuno al purgatorio o all’inferno mandiamocelo pure, Get up.  Stand up!!!

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