Forse sono fuori tempo massimo poiché Natale è passato da più di un mese, ma riflettendoci è meglio così; parlarne adesso evita la retorica del “Vino per le feste” e mi consente di raccontare di uno splendido spumante dolce che ovviamente può essere anzi, deve essere bevuto tutto l’anno. Di cosa parlo? No, non è il famosissimo e vendutissimo Moscato d’Asti, siamo al sud, ci troviamo “Ncoop o’ Vesuvio” (spero di aver scritto giusto!) e il vino è il Lacryma Christi dolce. La leggenda narra che: “Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo asportato da Lucifero, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacryma Christi”. La zona di produzione comprende 15 comuni, in provincia di Napoli, localizzati sulle pendici del Vesuvio.
Lo spumante che ho avuto il piacere di bere è prodotto dall’Azienda “Grotta del Sole” della famiglia Martusciello, di cui ho già avuto modo di parlare qualche mese fa per l’Asprinio di Aversa e che continua a stupirmi sempre di più per la grandissima qualità e finezza dei suoi vini. Visto il periodo carnevalesco, ho abbinato il Lacryma Christi Dolce di Grotta del Sole a dei Galani veneziani (noti anche come chiacchiere o crostoli), Pulcinella incontra Goldoni e noi godiamo!
Archivio per gennaio 2011
Una Lacryma dal Vesuvio
Postato in Uncategorized, tagged Grotta del Sole, Lacryma Christi dolce, vesuvio il giorno gennaio 28, 2011 | Lascia un commento »
Russolo, azienda agricola in San Quirino
Postato in Uncategorized, tagged borgo di peuma, doi raps, grave del friuli, grifo nero, russolo il giorno gennaio 25, 2011 | Lascia un commento »
Sono molto legato all’azienda Russolo, devo a loro la mia iniziazione al vino di qualità; 12 anni fa un ristoratore appassionato di vino e di jazz che aveva (purtroppo!) in zona Portogruaro una bellissima osteria dal nome “Tin Pan Alley” (Vicolo della padella stagnata, per saperne di più leggi qui) ci propose una bottiglia di un raro Merlot dal peduncolo rosso franco di piede, il Massarac dell’azienda Russolo. Quella sera capii che il vino poteva essere altro, che poteva dare grandi emozioni, che non esisteva solo il vino “della casa” o il vino da supermercato, si aprì un mondo che mi strego, credo per sempre!
L’Azienda Agricola Russolo, si trova nella DOC Grave, una zona del Friuli enoico spesso dimenticata, che si estende su una superficie di circa 7.500 ettari a cavallo del fiume Tagliamento, tra le province di Pordenone e Udine. I terreni sono quelli sassosi dei “Magredi”, le cosiddette terre magre, un terreno molto permeabile e di conseguenza per la maggior parte brullo, dove abbonda la ghiaia. In apparenza siamo in pianura, ma i terreni, posti ad un’altezza sul livello del mare che varia tra i 115 e i 160 metri, ci dicono che in realtà siamo in un altipiano, dove la vite gode del benefico influsso dell’aria che scende dalle Prealpi Carniche e i sassi che drenano l’acqua di notte restituiscono il calore accumulato durante il giorno. In queste terre, precisamente a San Quirino, terra di Templari e di ristoranti stellati (La Primula), ha sede la bella cantina dei Russolo.
La storia della famiglia Russolo è parte importante della viticultura del Friuli occidentale; infatti, il patriarca Rino Senior, nel 1925, tra i primi enotecnici diplomati all’Istituto Sperimentale di Conegliano, accademico della Vite e del Vino, maestro assaggiatore dell’ONAV, contribuì con grande competenza allo sviluppo del settore enologico della regione; il figlio Iginio, enotecnico, con un prezioso bagaglio di esperienze come direttore in importanti cantine friulane e il nipote Rino junior ne hanno raccolto l’eredità e completato l’opera, dando vita a quella che oggi è una delle più importanti e rinomate cantine di questo lembo di Friuli. Sui 17 ettari vitati sono stati impiantati Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Refosco, Cabernet- Sauvignon, Muller Thurgau e il raro e antico Merlot dal Peduncolo Rosso (di cui accennavo all’inizio), per una produzione totale di circa 170.000 bottiglie.
I vini di Rino Russolo sono capaci di emozionare e sorprendere come nel caso del Grifo Nero un Pinot Nero di straordinaria finezza ed eleganza, una perla, visto che il Friuli non è proprio terra d’elezione per questo difficile vitigno; o il Doi Raps ottenuto da uve sovramature di Pinot Grigio, Sauvignon ed una piccolissima percentuale di Moscato giallo e dove i vendemmiatori “dimenticano” sulle piante di 10 filari, due grappoli, (doi raps in friulano), per vite, tra i più belli, spargoli e meglio esposti. Le uve che daranno vita all’esclusivo Doi Raps traggono particolare concentrazione e nuovi umori da questo supplemento di sole autunnale.
Boleslav Mervic, il guascone! Cantina JNK – Sempas Slovenija
Postato in Uncategorized, tagged boleslav mervic, jnk slovenia il giorno gennaio 19, 2011 | Lascia un commento »
Ottobre 2010, Miha Batic, con mio grande rammarico, mi dice che a causa di un impegno già programmato non potrà partecipare alla manifestazione “Tutti colori del vino”, ma subito aggiunge: “Non preoccuparti ho parlato con la migliore cantina della Valle di Vipava, si chiama JNK e sono disponibili, ti lascio il numero di Boleslav Mervic, contattalo per i dettagli”. Incredibile, ero convinto che la miglior cantina fosse la sua, che umiltà questo vignaiolo di Sempas. non finisce mai di stupirmi. Chiamo Boleslav che già al telefono si rivela un personaggio, quando poi lo conoscerò di persona l’impressione, sarà confermata in pieno, è proprio un “guascone insubordinato” come viene definito su Porthos (cfr. primavera estate 2009 n. 33/34), ad accompagnarlo c’è sua dolce figlia Kristina che assieme al padre si occupa della gestione dell’azienda. Con molta modestia Boleslav dice che la sua è una delle tante aziende che producono vino, “siamo piccoli, però facciamo vini di buona qualità”; sul piccolo sono d’accordo (la produzione si aggira intorno alle 12.000 bottiglie, ma definire la qualità solo buona mi sembra piuttosto riduttivo: ogni una di quelle 12.000 bottiglie sarà una sorpresa, vi racconterà della bellezza e della magia di quella valle slovena che dista solo una decina di km dal confine italiano.
La storia dell’azienda agricola JNK inizia nel 1890 quando Ivan Mervič, soprannominato Jnk, acquista il primo terreno e pianta 200 viti. Intorno al 1910 l’attività passò al figlio Peter che ampliò ulteriormente i vigneti. Al termine della seconda guerra mondiale ci fu un periodo di difficoltà economiche, ma nonostante questo Peter decise di rinnovare alcuni vigneti con l’aiuto del figlio Oscar, zappando la terra fino a 1,20 metri in profondità. In quest’occasione piantò per di più vitovska, gargania, ribolla, kraljevina e malvasia. La vendita del vino e della grappa furono l’unica fonte di sostentamento per la famiglia. Verso la fine degli anni sessanta del secolo scorso la produzione di vino si interruppe per riprendere nel 1977, questa volta con la guida dei figli di Oscar, Andrej e Boleslav che permisero all’azienda JNK di compiere il salto di qualità portando a circa 4 gli ettari vitati.
La gran parte dei vigneti si trovano nelle colline di Šempas e possono raggiungere pendenze anche del 45%, fatta eccezione per il piccolo vigneto Sv. Mihael che si trova nei pressi del paese di Smihel. Il terreno di questo vigneto ha la pendenza di 30 %, è orientato verso sud a 350 metri sopra il livello del mare. I vigneti più vecchi (di circa 30-40 anni) sono allevati a “Casarsa” con 4.000 vigne per ettaro, mentre quelli più recenti invece a Guyot semplice con 5.000 vigne all’ettaro. Il terreno è composto di strati di marne e argilla.
La maggior parte dei vigneti coltivati dell’azienda sono a bacca bianca (ribolla, chardonnay, tocai friulano, pinot bianco, malvasia, sauvignon), tra le varietà a bacca rossa abbiamo invece cabernet sauvignon e merlot. Il livello produttivo per ceppo è al massimo di 1,5/2 kg per le uve a bacca bianca e 2 kg per quelle a bacca rossa.
L’antica tradizione della Valle di Vipava prevede lunghe macerazioni delle uve, dai 2 ai 10 giorni per la bianca e dai 20 ai 40 giorni per la rossa, per poi lasciare affinare il vino almeno due anni in botti di rovere e un anno in bottiglia prima di essere messo in commercio.
Teranum, i vini rossi del Carso – Rdeca Vina Krasa, 16 dicembre 2010 (seconda parte)
Postato in Uncategorized, tagged Cotar, kante, Lupinc, Scipio Slataper, teranum il giorno gennaio 10, 2011 | Lascia un commento »
Le cantine visitate
Matej Lupinc – Prepotto
Matej ha trent’anni ma già dal 2006 ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia; una famiglia di agricoltori i Lupinc e anche Matej decide di seguire il richiamo della terra prendendosi una laurea in agronomia a Lubjana. Facciamo un rapido giro nell’accogliente struttura agrituristica per poi passare nella meravigliosa cantina di recente ristrutturazione, scavata nella roccia, davvero suggestiva. La produzione di Matej si aggira sulle quindici mila bottiglie e gli ettari vitati sono quattro, con viti che hanno più di trenta anni; Matej ha le idee chiare in fatto di vino: niente lunghe macerazioni sulle bucce per i bianchi (al massimo 24-36 ore di contatto) preferendo lasciare i vini a maturare almeno un anno sulle proprie fecce. Parte del vino matura in botti di legno (tonneau e barrique) e parte in acciaio, sarà Matej poi a decidere il blend che andrà in bottiglia. Abbiamo degustato una Vitovska 2008 (I Lupinc hanno creduto per primi in questo vino ora simbolo della viticoltura carsolina) che ha fatto un passaggio in legno per il 20% e una Malvasia 2008 (30/40% in legno); vini entrambi ottimi, di bella struttura.
Altri vini prodotti dall’azienda:
Stara Brajda, dove alle due precedenti tipologie è aggiunto un 10% di Tocai (tutto in legno); il Terrano e, infine, due piccole produzioni di passito: il Dulcis in Fundo Bianco da Malvasia lasciata appassire per tre mesi e il Dulcis in Fundo Rosso da uva Terrano lasciata appassire per 6 mesi.
Edi Kante – Prepotto
Andare in cantina da Kante per un appassionato di vino e come per un musicista fanatico dei Beatles andare a “Abbey Road” o per un attore andare alla “Carnegie Hall” a Broadway, qui aleggia il mito! Purtroppo però Edi Kante non c’era sarebbe arrivato solo in serata proveniente da Mosca, ma suo nipote Goran che ci ha accompagnato nella visita è stato suo degno sostituto.
Kante l’innovatore, il precursore, il rivoluzionario, uno dei simboli della viticultura Italiana e naturalmente carsolina. All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso Edi Kante, assieme ai fratelli Bensa della Castellada, a Radikon entra a far parte del “Gruppo di Oslavia”; la nascita del sodalizio, ispirata da Josco Gravner, si fa interprete di un nuovo stile di vinificazione per l’epoca (vini di grande struttura ottenuti con l’utilizzo del legno), che daranno risultati strepitosi. Poi i componenti del gruppo prenderanno strade diverse, ma questa è un’altra storia. La cantina dicevamo, 18 metri di profondità, costruita con grande fatica e molto ingegno su tre piani circolari, con le pareti in roccia, dove la temperatura decresce e le condizioni ottimali di umidità sono ottenute grazie al costante circolo d’aria, un’opera d’arte! Edi Kante il rivoluzionario, fu lui ha rilanciare il Carso e i suoi vitigni autoctoni quando gli altri produttori ci credevano poco. Kante l’innovatore, assieme a Stanko Radikon, ha ripensato le bottiglie partendo dal tappo, perché il sughero migliore, secondo Kante, viene scartato nelle fasi di lavorazione, ma quel sughero risulterebbe poco spesso e non in grado di tappare un normale collo di bottiglia e quindi si è pensato di ridurre il collo e di creare una bottiglia da un litro, ritenuta perfetta per la conservazione e maturazione del vino. Kante l’artista, le etichette delle bottiglie dei vini sono tratte dai quadri che egli stesso ha dipinto.
L’azienda è di circa tredici ettari, con una produzione di 30.000-35.000 bottiglie/anno.
I Vini prodotti dall’azienda (l’elenco non è esaustivo perché Edi Kante è sempre in grado di sorprendere) sono: il “Carso Chardonnay”, il “Carso Malvasia”, Il “Carso Sauvignon“, il “Carso Terrano”, Il “Carso Vitovska”, e uno spumante metodo classico brut “KK”. Solo due note tecniche sul KK (che abbiamo anche degustato), poiché è davvero un vino singolare e sorprendente, che spiazza tutti quelli che si aspettano di riconoscere i tipici sentori di un metodo classico (crosta di pane, lievito ecc.): Base spumante (80% Chardonnay 2004 e 20% Malvasia 2004), Fermentazione in barrique senza solforosa; affinamento dodici mesi in barrique e sei mesi acciaio; imbottigliamento senza solforosa; sboccatura senza aggiunta di solforosa, né sciroppo di dosaggio, Grado alcolico: 13,5 %.
BranKo & Vasia Cotar – Gorjansko Komen Carso sloveno
Branko e suo figlio Vasia due personaggi con un carisma unico! E’ Vasia ad accoglierci per mostrarci la cantina, sembra una rock star! La produzione di Cotar è iniziata nel 1974, con due vini, il Teran (Terrano) ed un bianco del Carso (Kraško belo) destinati al consumo nell’Osmizza di famiglia (attualmente chiusa ma che dovrebbe riaprire i battenti nel corso 2011). La produzione vera e propria destinata al mercato è iniziata nel 1990 (annata 1988). I vigneti: Pečina, Olaria, Vrt, Dražna, Dusce, Polje, Kot, Ivanji Grad si estendono in totale su 7 ettari. I vitigni coltivati sono: Refosco, Cabernet Sauvignon, Merlot, Malvasia, Sauvignon, Chardonnay e Vitovska. La densità d’impianto è di 7300 ceppi per ettaro a Guyot semplice, con rese basse: da 3.500 a 4.000 kg per ettaro. Si vendemmia in tardo autunno, quando l’uva raggiunge la maturità fenolica.
Cotar a differenza di altri produttori carsolini utilizza la macerazione sulle bucce anche per i vini bianchi, si va dai 4 ai 10 giorni, mentre per i rossi dai 10 ai 20 giorni. Durante la macerazione, le uve non sono raffreddate e non vi si aggiungono enzimi. La fermentazione avviene nella cantina sotterranea, senza raffreddamento del mosto e senza aggiunta di zolfo, in botti di rovere da 225 a 2000 litri. I lieviti sono soltanto autoctoni, provenienti dal vigneto. La maturazione avviene in botti sia nuove che usate dalla capacità da 225 a 2000 litri. Il vino rimane cosi fino al primo travaso. I tempi di maturazione vanno dai 2 ai 3 anni per i vini bianchi e dai 4 ai 5 anni per quelli rossi. I vini non sono filtrati. Cotar aderisce al manifesto dei produttori di vini “Triple A”, Agricoltori, Artigiani, Artisti, ideato e redatto da Luca Gargano nel Luglio 2001 Dopo una veloce visita alla cantina, scavata nella roccia e costruita anche utilizzando vecchi materiali che danno un’aurea di antico, ci siamo trasferiti nell’Osmizza di famiglia per pranzare e degustare gran parte della produzione: Malvasia, Sauvignon, Vitovska per i bianchi, Terra Rossa (Terrano 40%, Merlot 40%, Cabernet sauvignon 20%), Cabernet Sauvignon per i rossi e per finire lo Sladkominka (passito di Malvasia) abbinato a una meravigliosa Putizza (dolce tipico triestino) fatta in casa.
Una curiosità: le impronte digitali che si vedono nelle etichette delle bottiglie, e che sono anche il logo aziendale, appartengono a Branko e a suo figlio Vasia.
Carso, che sei duro e buono ! Non hai riposo, e stai nudo al ghiaccio e all’agosto, mio carso, rotto e affannoso verso una linea di montagne per correre a una meta; ma le montagne si frantumano, la valle si rinchiude, il torrente sparisce nel suolo.Tutta l’acqua s’inabissa nelle tue spaccature; e il lichene secco ingrigia sulla roccia bianca, gli occhi vacillano nell’inferno d’agosto. Non c’è tregua.
Il mio carso è duro e buono. Ogni suo filo d’erba ha spaccato la roccia per spuntare, ogni suo fiore ha bevuto l’arsura per aprirsi. Per questo il suo latte è sano e il suo miele odoroso.
(tratto da “Il mio Carso” di Scipio Slataper)
Teranum, i vini rossi del Carso – Rdeca Vina Krasa, 16 dicembre 2010 (prima parte)
Postato in Uncategorized, tagged carso, teranum, terrano, triste, umberto saba, Veit Heinichen il giorno gennaio 7, 2011 | Lascia un commento »
Carso e Terrano binomio indissolubile!
Carso, terra fatata, terra incantata, terra aspra, terra senza terra, meraviglia di colori ineguagliabile in autunno, terra di sangue e di guerra, terra di vento che taglia, terra d’amore! Carso trincea, Carso campo di battaglia, Carso che custodisce nella sua pancia a Redipugliale spoglie di oltre centomila caduti in quello che è il più grande monumento dedicato alla follia umana ma al tempo stesso straordinario luogo laico di meditazione e di paradossale inno alla vita. Terrano, figlio amatissimo di questa terra impervia, vino difficile, acido, devi arrivarci per gradi, capire cos’è il Carso, la sua gente, altrimenti è tempo sprecato, rischi di non capirlo, di svilirlo, di offenderlo! Carso (Kras in Sloveno) è roccia calcarea, qui c’è poca terra, la trovi solo nelle Doline, se vuoi impiantare un vigneto, la devi trasportare la terra, la devi inventare la vigna, ed è una fatica immane! E poi l’amata bora, un vento strano, raffiche fortissime e micidiali, intervallate a calma di vento, purificante e inebriante però, Bora che asciuga l’aria e crea un microclima unico!Terrano come elisir di lunga vita, bevanda miracolosa, Plinio il Vecchio attribuiva al Terrano proprietà benefiche e citava come esempio di longevità l’imperatrice Livia (58 a.C./29 d.C) che pare abbia festeggiato il suo 87 compleanno (!?) proprio con il vino rosso del Carso. Il 16 dicembre 2010, ho avuto il privilegio di partecipare al primo grande evento dedicato al Terrano. Una giornata entusiasmante, ricca di iniziative: dalle visite ad alcune cantine del Carso italiano e Sloveno, al caffè bevuto nell’antica Caffetteria Vatta di Opicina, alla romantica discesa a Trieste, con il tram storico da Opicina, con lo scrittore Veit Heinichen che ci racconta della magia della “Città dei Venti”, alla cena con i ristoratori del Carso (alla quale, con mio grandissimo rammarico, non ho potuto partecipare e so di essermi perso qualcosa d’importante)! Una giornata unica, perfettamente coordinata dalla giornalista e donna del vino Aurora Endrici!
I vini Terrano degustati nella tenso struttura di piazza della Borsa a Trieste
Il Terrano (Terrano del Carso, Terrano d’Istria, Refosco d’Istria, Refosco del Carso, Cagnina, Crodarina, Terran) appartiene alla famiglia dei vitigni Refosco e viene prodotto sull’ altopiano carsico nella parte occidentale della Slovenia e nelle aree che si affacciano sul Golfo di Trieste in Italia.
Questi i vini:
Rebula Dusan in Roman – izbrani Teran 2009
Sirca – Kodric – Izbrani Teran 2009
Grgic Igor Refosco IGT 2008
Skerlj Matej – Terrano IGT 2008
Zidarich – Terrano DOC 2008
Skerk – Teran Riserva DOC 2006
Kante Edi – Terranum DOC 1991
Rencel Josko – Negra 2007
Se c’è una cosa che accomuna tutti i vini degustati è la tipicità: acidità notevole (incredibile anche nel Teranum di Kante, un vino che ha vent’anni), ferrosità, vini ruvidi anche scontrosi in certi casi ma sempre interessanti, mai banali. Particolare anche il Negra 2007, una versione passita del Terrano, che può essere una valida e sorprendente alternativa ai classici e abusati abbinamenti con il cioccolato.
Per informazioni: http://www.vinidoccarso.eu/
Un uomo innaffia il suo campo. Poi scende così erta del monte una scaletta, che pare, come avanza, il piede metta nel vuoto. Il mare sterminato è sotto. Ricompare. Si affanna ancora attorno quel ritaglio di terra grigia, ingombra di sterpi, a fiore del sasso. Seduto all’osteria, bevo quest’aspro vino. (Contovello – Umberto Saba)
Continua……..
Il Nero D’Avola di Sesarò
Postato in Uncategorized, tagged gran sultano, morodentro, nero d'avola, sesarò il giorno gennaio 3, 2011 | Lascia un commento »
Ci troviamo nella meravigliosa terra di Sicilia, nella provincia di Siracusa e precisamente a Pachino (nella DOC Eloro), il cui significato etimologico risale dal nome greco “Paxus Oinos” che significa “Terra abbondante di vino“. Il Nero d’Avola,diventato il vitigno simbolo della rinascita, in senso qualitativo, della viticultura siciliana, ha avuto origine proprio in questa zona. L’interazione fra il microclima, l’acqua salmastra e il terreno conferiscono alle uve di nero d’Avola prodotte in questa parte della Sicilia sud orientale caratteristiche organolettiche particolari che le rendono diverse dalle uve dello stesso vitigno prodotte in altre zone della Sicilia.
Un Nero d’Avola sanguigno, senza compromessi, quello prodotto dalla famiglia Sultana, che però stupisce per la sua facilità di beva nonostante i 14% vol di alcol. La famiglia Sultana, attiva nel campo della viticultura da quattro generazioni, oggi è guidata da Carmelo e dai suoi tre figli Sebastiano, Salvatore, Rosario, alle cui iniziali si deva anche il nome attuale dell’azienda (Sesarò). Produzione assolutamente artigianale per i due vini aziendali, 5000 bottiglie sia per il Morodentro che per il Gran Sultano, con la prospettiva di produrre nei prossimi anni, anche un bianco, per la precisione uno Chardonnay. Ivigneti di Sesarò sono situati in Contrada Coste Fredde e San Lorenzo, a pochi chilometri da Pachino, nella Val di Noto, tra il Mare Ionio e il Mare Mediterraneo a sud dei Monti Iblei. Dedicato a chi cerca la vera Sicilia ed è stanco dei vini marmellata!


