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Archivio per giugno 2012

Dopo Fattori e Monte Tondo continua il percorso di conoscenza del mio amato Soave! Trovare l’eccellenza non è difficile basta scorrere l’elenco delle aziende aderenti al progetto Soavecru ed il gioco è fatto. Soavecru è un’associazione nata per il rilancio del Soave alla quale aderiscono sedici aziende convinte delle grandi potenzialità di quel vino, la cui qualità, nel corso degli ultimi anni, è cresciuta in maniera esponenziale. Soavecru è un’associazione autonoma di piccoli produttori che lavorano valorizzando non solo ogni vigna ma anche il paesaggio circostante utilizzando tecniche a basso impatto ambientale, riducendo pressoché a zero l’utilizzo della chimica. Lo scopo dell’associazione (naturalmente) è fare gioco di squadra: ogni aderente è “obbligato” a mettere a disposizione di tutto il gruppo, le proprie sperimentazioni promuovendo così la crescita di tutti.

 Azienda vitivinicola Corte Adami

Prima conferitori e poi dal 2004 la scelta di vinificare in proprio le uve (Garganega e Trebbiano di Soave) provenienti dalla zona di Castelcerino (nella storica area del vulcano spento). Dei 36 ettari di vigneti di proprietà dell’azienda ne viene vinificata soltanto circa la metà. Anima dell’azienda è Andrea Adami che la conduce con passione, dai vigneti alla cantina. Da questi vigneti nascono il Soave Doc Vigna della Corte, Garganega in purezza con un leggero appassimento e vinificato solo in acciaio, il Soave Doc e il Recioto di Soave Docg. Come dicevo le aziende aderenti al progetto Soavecru credono molto nella tutela dell’ambiente e del territorio ed infatti la famiglia Adami ha installato un complesso fotovoltaico che rende l’azienda completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Corte Adami possiede anche vigneti nella Fattoria di Mezzo Monte, che ricade nell’area di produzione della DOC Valpolicella, dove si coltivano Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara per la produzione di Valpolicella DOC Superiore, Valpolicella DOC Superiore Ripasso e l’Amarone della Valpolicella DOC.

I Vini Degustati

Soave DOC Corte Adami 2011 (Garganega e Trebbiano di Soave)

Da vigneti di 30 anni! La fermentazione alcolica avviene in recipienti d’acciaio, a temperatura controllata, e il vino sosta a contatto con i suoi lieviti e le sue fecce fini per circa due mesi. Dopo tale data è posto in bottiglia e quindi stoccato per l’affinamento. Al naso salvia, mela, pera, fiori bianchi. Bella freschezza con una nota amarognola interessante nel finale per un Soave che si potrebbe definire didattico.

Soave DOC Vigna della Corte Adami 2010 (100 % Garganega)

Da vigneti di 40 anni. Dopo essere stata raccolta tardivamente (generalmente verso fine ottobre) l’uva viene pigia-diraspata e poi lasciata a criomacerare nella pressa per 10-12 ore, quindi delicatamente pigiata. La fermentazione alcolica avviene in vasche d’acciaio con una sosta sui lieviti per 30/35 giorni circa. Il vino rimane inoltre a contatto con le sue fecce fini per circa due mesi poi, una volta imbottigliato, è messo a riposo per 5-6 mesi prima di essere posto in commercio. Naso complesso di frutta matura e fiori bianchi. Nota acida bellissima e struttura importante.  Con il Vigna Corte Adami la didattica sale di livello e siamo al master post laurea!

Tenuta di Corte Giacobbe – Dal Cero

La cantina è situata alle pendici dei Monti Lessini, sono 20 gli ettari di vigneto di proprietà situati nel comune di Roncà; qui vengono coltivati Garganega e Trebbiano di Soave.  I fratelli Giuseppe e Dario Dal Cero con l’aiuto dei rispettivi figli sono coinvolti direttamente nel processo produttivo, seguendo tutte le fasi di lavorazione.  L’azienda produce vino in due regioni, Veneto e Toscana, rispettivamente nella Tenuta di Corte Giacobbe a Roncà e nella Tenuta Montecchiesi a Cortona, in Toscana. Fiore all’occhiello dell’azienda è il cru Runcata Soave impiantato nel 1935 da Augusto Dal Cero, nonno della generazione che oggi conduce l’azienda, poco prima della sua partenza per la guerra d’Africa.

I Vini Degustati

Tenuta di Corte Giacobbe – Dal Cero Vigneto Runcata Superiore 2010 (100% Garganega)

Impianti dai 10 ai 70 anni! Fermentazione a temperatura controllata (11-15°C) in botti grandi di legno. L’affinamento, della durata di 12 mesi, avviene in botti grandi da 20 ettolitri a temperatura controllata. Nel corso della maturazione, il vino rimane a contatto con le fecce fini. Dopo l’imbottigliamento, il vino riposa in bottiglia per 4 mesi prima dell’immissione sul mercato.

Naso complesso e intenso di frutta matura (mela cotogna, prugna, nespola) e fiori (camomilla), miele. In bocca non è mai banale, bellissima la freschezza e la sapidità. Grande struttura ed eleganza per un Soave che fa innamorare!

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La VI edizione di Mare & Vitovska, complice una meravigliosa giornata di sole, si è potuta riappropriare della sua sede naturale, ovvero quel parco del Castello di Duino, a strapiombo sul mare Adriatico, che fa della manifestazione giuliana uno degli eventi enogastronomici più suggestivi al mondo. Il pubblico, come sempre numerosissimo, non ha resistito al richiamo di quel vino intenso che sa di roccia e bora e che naturalmente si esalta negli abbinamenti con i prodotti tipici del territorio triestino (formaggi, prosciutto crudo, pesce del golfo e naturalmente all’olio d’oliva Targeste DOP). La manifestazione ha avuto un prologo in mattinata nella cantina di Benjamin Zidarich, con la degustazione alla cieca di 24 Vitovska dell’annata 2011 (di produttori del carso italiano e sloveno) condotta da Sandro Sangiorgi. Al castello invece nel pomeriggio, prima dell’apertura al pubblico, si è svolto un interessante seminario tecnico intitolato: “Vitovska, figlia della Glera? Tracce di storia e ricerca ampelografica del vitigno più provocante e autentico del Carso. “Tra i relatori Manna Crespan, ricercatrice del C.R.A Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, sezione Centro di Ricerca per la Viticoltura (CRA-VIT), Sandro Sangiorgi, giornalista enogastronomico e fondatore della rivista indipendente Porthos, Veit Heinichen, scrittore tedesco, vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali, ultimo tra i quali il Gran Premio Noè (2012), profondo conoscitore e ambasciatore del Carso nel mondo. Questa la fredda cronaca! Naturalmente per un appassionato come me il momento clou, di quest’edizione della manifestazione giuliana, è stata la degustazione alla cieca delle 24 Vitovska dell’annata 2011, molto formativa e con un intervento finale di Edi Kante a dir poco folgorante. È stata una degustazione impegnativa e controversa perché stiamo parlando di vini che verranno immessi sul mercato come minimo tra un anno, quindi parliamo di un’idea di vino. Francamente non amo particolarmente questo tipo di degustazioni, definite “en primeur”, trovo che possano rappresentare un pericolo per i produttori perché corrono il rischio che il degustatore possa farsi un’idea sbagliata del liquido che ha nel bicchiere. Per questo motivo trovo anche inopportuno esprimere giudizi ma naturalmente questo è un problema mio.  Sta di fatto, però, cha alcuni dei 24 vini erano scomposti e in alcuni casi presentavano dei veri e propri difetti. Poi se parliamo di Kante, Zidarich (la sua Vitovska e immediatamente riconoscibile), Cotar, il livello è già altissimo adesso ma i dubbi restano. A tale proposito mi ha confortato l’illuminante intervento del grande Edi Kante, che meno diplomatico di altri e con la franchezza che l’ha sempre contraddistinto, non ha negato la sua difficoltà nell’assaggio di alcuni campioni. In sostanza Kante ha posto ai degustatori una domanda che definirei epocale e che per essere conciso era più o meno questa: “ Va bene la tradizione, va bene la naturalità, ma siamo andati avanti per tornare indietro, rifacendo i vini di trenta, quarant’anni fa?”. Naturalmente mi è subito venuto in mente il famoso inciso Veronelliano: “Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale” che sarà pur vero ma per quanto mi riguarda, non è il vino che voglio e che ricerco e per questo ringrazio quel cantiniere di razza Edi Kante per aver detto le cose come stanno!

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Immaginate un giorno qualsiasi, un giorno ordinario! All’improvviso sul web inizia a rimbalzare la notizia che uno dei vignaioli tra quelli che amate e stimate di più, che avevate contribuito (nel vostro piccolo) a far conoscere ben prima del successo (tre grappoli e cantina dell’anno 2011 per il Gambero Rosso, presenza nelle carte dei vini di alcuni  pluristellati Michelin) chiuderà la baracca, così, senza una ragione né un motivo e allora iniziate a sentire un nodo nella gola, un buco nello stomaco, un vuoto nella testa, non ci capite niente e presi dal panico cercate di mettervi subito in contatto con il diretto interessato per sentire come stanno le cose veramente. Lui, l’artefice del subbuglio, è Mattia Barzaghi vignaiolo in San Gimignano; colui che, assieme  ad un gruppo di produttori illuminati, ha ridato alla Vernaccia il lustro che merita.

Mattia mi tranquillizza, ci sono delle vicende personali che portano necessariamente a fare delle scelte dolorose ma c’è anche un nuovo progetto, bisogna solo aspettare un pochino e poi tutto ricomincerà come prima, meglio di prima! Qualche settimana dopo iniziano a circolare le nuove etichette: un uomo in tabarro e cappello che disputa una partita a scacchi con il migliore amico dell’uomo, molto evocativa ed emozionante per chi conosce Mattia Barzaghi e la sua storia. Il nuovo progetto si chiama “reZet” con la “Z” a ricordare il suo vino più famoso nonché il nome del suo amato cane; un ponte con il recente (glorioso) passato e il futuro, dove Mattia resetta  ma non ricomincia da zero, anzi rilancia con un nuovo vino dal nome inequivocabile “Contro” che è agli antipodi della sua bella Vernaccia: un macerato da uve Trebbiano e Malvasia, nientemeno! Mattia e i suoi vini adesso hanno trovato casa in quella meravigliosa oasi alle porte di San Gimignano che è la cantina/agriturismo Mormoraia, la storia continua!

Won’t you help to sing  These songs of freedom? -  ‘Cause all I ever have:  Redemption songs, Redemption songs, Redemption songs!

I vini degustati

“Solo” 2011 (100% Vernaccia di San Gimignano)

La Vernaccia base di Mattia, quella che prima si chiamava Impronta. Al naso basilico, lime, salvia, fiori bianchi, pesca bianca, fresca e morbida. Affinamento in acciaio sui propri lieviti per 5 mesi. Freschezza, estrema bevibilità che altro chiedere ad una Vernaccia di San Gimignano base?

“La” 2010 (100% Vernaccia di San Gimignano)

Al naso mela, menta, fiori bianchi. Fermenta in barriques e tonneaux e si affinna nelle stesse per 12 mesi, solo che in questo caso il legno è lieve, non barocco come capita per altre vernacce. Bella la nota acida e la nota amarognola sul finale.

“È” 2011 (100% Vernaccia di San Gimignano)

È, la vernaccia che prima si chiamava Zeta, il capolavoro di Mattia. So che parlare di note minerali non sta bene e fa tanto degustatore di serie B, ma non trovo altre parole, per definire il naso di questo splendido vino, che non teme il tempo e che vorrei riassaggiare tra 5 6 anni, in competizione con altri  grandi bianchi italiani. Il naso è complesso, ripercorre tutta la gamma dei profumi di “Solo” (basilico, lime, salvia, fiori bianchi) e poi le note agrumate ma tutto è più suadente, elegante, femminile!

“Con” 2011 (100% Sangiovese)

Mattia che certo non è uomo di marketing, lo definisce “Succo di frutta alcolico”! Un po’ limitante direi, siamo di fronte ad un rosato estrema bevibilità!  Al naso pesca, rosa, frutti rossi! Vino estivo per definizione, da perderci la testa se non vogliamo bere nulla di troppo impegnativo!

“Contro” 2011 (Trebbiano/Malvasia)

Macerazione per 4 settimane sulle bucce; svinatura in barrique di 2° e 3° passaggio, affinamento nelle stesse per 8 mesi e ulteriore affinamento in acciaio per 5 mesi! Al naso frutta cotta, torrone, frutta disidratata, miele! La macerazione qui è un bellissimo complemento non un’esasperazione! Un Vino di grande freschezza; mi ha ricordato la mia amata Ribolla Gialla di Oslavia di Franco Sosol (Il Carpino), un vino sublime, bravo Mattia!

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Diciamo che ci vuole una bella dose di coraggio per mandare il proprio vino a una decina di blogger affinché esprimano  pubblicamente un parere sul contenuto della bottiglia. Incoscienza? Non direi; piuttosto consapevolezza di avere per le mani un gran bel vino! La temeraria in questione è Elisa Mazzavillani, giovane e grintosa viticoltrice nelle argillose colline di Castrocaro Terme dove dal 1999 a sede la cantina Marta Valpiani che altri non è che la sua mamma. La realtà vitivinicola, strettamente a conduzione familiare, è gestita, dalla campagna alla bottiglia, da Elisa Mazzavillani (in cantina) e da Marta Valpiani (in vigna). L’enologo invece è Nicola Pittini (si proprio lui, il proprietario, assieme alla moglie Luisa Menini, di quella splendida cantina delle Grave friulane che è Borgo delle Oche).  L’idea di Elisa è di verificare, in due momenti diversi dell’anno, tramite un “tasting panel” di professionisti e di appassionati, le doti di affinamento del suo  Castrum Castrocari Superiore 2009, un Sangiovese in purezza. Il primo assaggio era previsto per la fine maggio, mentre per il secondo bisognerà attendere la fine del 2012 (Maya permettendo) verificando così l’evoluzione del vino.

Castrum Castrocari Superiore 2009 (vino, prodotto in 2600 bottiglie, verrà immesso sul mercato a novembre 2012)

Per cominciare due note sull’annata riportando quanto dettomi da Elisa Mazzavillani: “Il 2009 è stata un’annata stupenda, abbastanza secca ma le piante non sono mai andate in stress idrico; ha piovuto quando doveva, uno spettacolo! È stata la mia prima annata calda, non abbiamo fatto la vinificazione alla zelandese con l’ausilio del ghiaccio secco, quella è partita dal 2010”. Il vino fa un breve passaggio (sei mesi) in barrique di rovere francese (2′ e 3′ passaggio) e 8 mesi di affinamento in bottiglia.

Bottiglia n° 192 – primo assaggio 06/06/2012 ore 18.30: Versato nel bicchiere sento che il vino ha bisogno di esprimersi e allora lo lascio stare per un po’. Il naso è complesso, china, frutta rossa matura, ciliegia, marasca, prugna, leggera speziatura, tabacco ma anche sangue e ferro. In bocca il frutto è potente, molto morbido con una corrispondenza tra naso e bocca davvero notevole. Un bel bicchiere! A cena lo abbinerò con una bistecca cotta alla brace: a fine bicchiere viene voglia di versarsene subito un altro, anche se sono convinto che con questo vino ci possano essere abbinamenti meno banali e più intriganti!

Secondo assaggio 07/06/2012 alle ore 18.30: Il naso è in perfetta rispondenza con l’assaggio fatto ventiquattro’ore prima, s’è concretato più sul frutto e s’è attenuata la nota alcolica. Il tannino, anche se leggerissimo, è più presente del giorno prima. Bella la persistenza con quella nota di frutti rossi che è molto lunga! Complimenti Elisa, gran bel vino, ci rivediamo tra sei mesi!

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Raccontare di un hotel cinque stelle lusso e del suo ristorante che ti offre la possibilità di desinare mentre ammiri lo spettacolo del Canal Grande, uno dei più affascinanti al mondo (ne converrete), è cosa facile. Può essere sufficiente dire che il Centurion Palace Hotel fa “rinascere” l’ottocentesco Palazzo Genovese a fianco della Basilica di Santa Maria della Salute, tra Punta della Dogana e il Museo Peggy Guggenheim, affacciandosi sul Canal Grande e sul Bacino di San Marco. Oppure parlare degli interni, progettati dall’architetto fiorentino Guido Ciompi in un perfetto connubio tra stile classico e contemporaneo; oppure di come dal Canal Grande, guardando attraverso le finestre, è possibile scorgere il suggestivo gioco di colori che si alternano in maniera simmetrica in tutto l’albergo: cioccolato, arancio, rosso e bianco o di come il grande lampadario di cristalli a forma di gondola predomini nella hall. È facile parlare del lusso ma sono altrettanto convinto che tutta questa magnificenza non possa brillare di luce propria, ha bisogno della cura maniacale anche del più piccolo dettaglio. Il caso ha voluto che le due figure “monomaniacali” (sia detto con tutto l’affetto possibile) di riferimento del Centurion, fossero rappresentate, manco ci trovassimo nella Commedia dell’arte, da un napoletano e da un veneziano, ci pensate? Il napoletano è Paolo Morra che in trent’anni di carriera ha prestato servizio presso le più importanti catene alberghiere di lusso: CIGA, Intercontinental, Hilton, Sheraton, Starwood e, infine, SINA Fine Italian Hotels e in Hotel come il Saint Regis Grand Hotel Roma, Excelsior napoli, Excelsior e Des Bains Lido di Venezia, Gritti Palace Venezia, presso il quale ha ricoperto per molti anni la carica di Resident Manager. È stato lui ha seguire i lavori di ristrutturazione e il lancio del nuovissimo Centurion Palace aperto poi un paio di anni fa. Da un professionista con un curriculum così, t’aspetti che ti metterà soggezione quando lo incontrerai, invece è la sua napoletanità a prevalere e ti senti subito a tuo agio. Visitando qualche altri hotel, sempre della città lagunare, m’è capitato di vedere direttori imbalsamati con un’idea di gestione del personale antiquata  e simil dittatoriale; per Paolo Morra, invece, il personale è risorsa preziosa su cui investire e questo lo percepisci subito dal clima che si respira tra il personale dell’hotel. Il veneziano è lo chef Massimo Livan, la sua famiglia è originaria di Castello, uno dei sestieri (quartieri) più famosi della città lagunare. Ha lavorato per il Gran Caffè Quadri, lo storico locale in Piazza San Marco, l’hotel The Westin e Regina (Gruppo Starwood), Villa San Carlo Borromeo a Milano. Massimo ama dire che “Venezia, la sua storia, la tradizione culinaria della Serenissima repubblica sono fonti d’ispirazione per me. Spesso parto proprio dallo studio di ricette della cucina veneziana per poi rivisitarle, reinterpretandole con uno stile contemporaneo”. L’Antinoo’s, Il ristorante che cura all’interno dell’hotel, è stato da poco premiato dalla Guida Michelin con quattro forchette rosse. Certo, frequentare un hotel cinque stelle lusso non è cosa per noi comuni mortali, me ne rendo conto; al Centurion Palace Hotel, però, ad un costo accessibile, è possibile regalarsi un sogno, anche soltanto per una cena e magari per una notte romantica: a Venezia, nella città degli amanti!

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