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Ho fatto molta fatica ad addormentarmi per l’emozione dopo la cena a Russiz Superiore. Mi son sentito, io strimpellatore di chitarra, come se fossi reduce da una serata tra amici passata a suonare qualche accordo con Bruce Spingsteen e Paul McCartney, che tra l’altro terminavano il loro epico duetto senza che qualche zelante suddito di sua Maestà staccasse la corrente. Ci pensate? Ecco, vorrei riuscire a mantenere sempre questo tipo d’incanto nei confronti del mondo enogastronomico, stupirmi sempre, emozionarmi e abbandonare un po’ di raziocinio per ritrovare immaginazione e sensibilità, magari mentre assaporo per la prima volta la Compressione di una pasta e fagioli di Massimo Bottura (definito da Ferran Adrià uno dei cinque piatti che hanno cambiato la cucina contemporanea) abbinata al Collio Bianco Col Disôre 2001 di Russiz Superiore che ritengo uno dei più grandi vini bianchi italiani! Poi possiamo fare mille discorsi, che ormai gli chef sono come le star del cinema, che sono sempre in giro e non li trovi mai in cucina, ecc. Discorsi, che per quanto mi riguarda, lasciano il tempo che trovano di fronte all’umiltà e alla disponibilità di un Massimo Bottura, che vanta 3 stelle Michelin, è titolare dell’Osteria Francescana di Modena (5° ristorante al mondo secondo la classifica World’s 50 Best Restaurants) e che è stato insignito, dai suoi colleghi più celebri, del titolo di Chef’s choice, in altre parole lo chef più importante del mondo.

Un percorso culturale netto e non senza ostacoli quello di Bottura per una cucina molto legata al territorio, ai suoi prodotti migliori, agli “spacciatori” di straordinarie materie prime (così li definisce scherzosamente Bottura), seppur completamente rivisitata. Una cucina certamente complessa ma dove ogni ingrediente è perfettamente riconoscibile, dove tutto è scomponibile ma alla fine incredibilmente armonico.  A Russiz Superiore Bottura ha presentato un viaggio culinario chiamato “Vieni in Italia con me” abbinato a una straordinaria verticale di Collio Bianco Col Disôre (uvaggio di Pinot Bianco, Tocai friulano, Sauvignon, Ribolla Gialla), assieme al Collio Rosso Riserva degli Orzoni e al passito Horus.

Aperitivo: Marco Felluga CollioRibolla Gialla Marco Felluga 2010

Finger Food

Crostino di porri, scalogno e tartufi – Russiz Superiore Collio Pinot Bianco Riserva 2007

Ricordo del panino alla mortadella (gnocco croccante fatto con una farina di ciccioli frolli completamente disidratata, polverizzata e miscelata alla farina normale con la spuma di mozzarella) – Russiz Superiore Collio Friulano 2011

Parmiggiano reggiano di Bianca modenese 36 mesi di stagionatura, con un aceto balsamico di 45 anni – Russiz Superiore Collio Sauvignon Riserva 2008

La cena

Granita ai profumi concentrati di Sicilia- Collio Bianco Col Disôre 2009

Estrazione naturale acqua di mandorla di Noto, amara al retrogusto, miscelata con il bergamotto, l’origano selvatico, il cappero, il caffè, si rompono i confini tra il dolce e il salato! In abbinamento il Collio Bianco Col Disôre 2009. Naso complesso, frutta matura elegante! Abbinamento difficile e in apparenza non azzeccato, eppure con un crescendo che non ti aspetti la nota amarognola e sapida del Tocai (Friulano) si salda con l’amaro e il sapido del cappero generando in chi assaggia un vero brivido di piacere!

Baccalà Mare Nostrum – Collio Bianco Col Disôre 2006

Estrazione d’acqua dalle olive, estrazione dei sapori dei pomodori del Piennolo (Vesuvio) con un’emulsione molto lenta a 55°, olio d’oliva siciliano. In mezzo al piatto, come un bastione, il baccalà toccato solo dal calore che si scioglie letteralmente in bocca. In abbinamento il Collio Bianco Col Disôre 2006. Rispetto al 2009 maggiore complessità di profumi (noce, uva passa) e di struttura! Il vino richiama stupendamente gli aromi dell’emulsione nel piatto!


Think Green – Collio Bianco Col Disôre 2003

Pensa verde è un racconto su sua maestà il parmigiano reggiano, ottenuto dal latte della Bianca modenese libera di pascolare a cielo aperto. All’assaggio la sensazione è di sentire l’erba tagliata che deriva dall’utilizzo della clorofilla, del fagiolino e del porcino.  Il tutto viene poi rifinito con il caglio del latte (prima che diventasse parmigiano) recuperato la mattina della cena, frullato e reso cremoso. In abbinamento il Collio Bianco Col Disôre 2003. Note di burro e pera matura che si legano magnificamente al porcino ed esaltano la leggera acidità del piatto.

Compressione di una pasta e fagioli – Collio Bianco Col Disôre 2001

Nel celebratissimo piatto, la pasta è stata sostituita dalle croste di parmigiano reggiano bollite nei fagioli, poi pulite e sezionate sottilissime come un maltagliato. Nel bicchiere si alternano strati di creme royale, pelle di maiale, foie gras, cotiche e fagioli fino ad arrivare in cima con una leggera aria di rosmarino. Il piatto è una citazione dei mastri di Bottura: il primo, Alain Ducasse (creme royale) e l’ultimo in ordine di tempo, Ferran Adrià (foie gras);  in mezzo la nonna di Bottura (croste di parmigiano). In abbinamento il Collio Bianco Col Disôre 2001 e si percepisce il sublime; un piatto emozionante abbinato a uno dei più grandi bianchi italiani. Complessità, morbidezza e infinita lunghezza, in bocca sono seta.  Un matrimonio di vero amore che può durare per sempre. Immagina, puoi, ma fai di tutto perché diventi realtà.


Vitello arrostito, emulsione di rapa rossa – Collio Rosso Riserva degli Orzoni 1994

Il vitello è arrostitoin una crosta di rete di maiale. Poi tartufo, topinambur, sedano rapa e un’emulsione balsamica di rapa rossa. La cottura del vitello è talmente lenta e delicata che non serve nemmeno il coltello si scoglie in bocca. Un piatto che permette alle materie prime di esprimersi con grande forza. In abbinamento il Collio Rosso Riserva degli Orzoni 1994 (Cabernet Sauvignon 75%, Merlot 15%, Cabernet Franc 10%). Piccola frutta rossa e note vegetali, speziatura potenza e persistenza e incredibile acidità per un vino di 18 anni che dimostra di avere ancora molta strada davanti. Paradossalmente è ancora un po’ duro per la delicatezza del piatto.


Croccantino di foie Gras con cuore di aceto balsamico tradizionale di Modena – Horus 2005

Per il pre dessert, altro piatto celebratissimo di Bottura che gioca a fare il gelato croccantino. In realtà è una perlina di foie gras ricoperta dalle nocciole del Piemonte e dalle mandorle di Noto. Al centro del piatto, l’aceto balsamico di Modena di 45 anni sul quale viene posto il croccantino. In abbinamento il passito IGT Venezia Giulia Horus 2005(90% Picolit, 5% Sauvignon, 5 % Friulano). Non avevo dubbi che il Picolit si abbinasse in maniera perfetta con il foie gras, poi l’aceto balsamico con la sua nota acida rimette le cose in movimento, sembra di stare sull’altalena, davvero intrigante!

Vieni in Italia con me – Acqua

Piatto incredibile, dessert stupefacente che va oltre! Le materie prime che compongono questo piatto provengono da ogni zona d’Italia, nord, sud, est e ovest. Possono sembrare slegate tra loro, in realtà consentono la percezione di sensazioni nettissime: croccante, morbido, piccante, con il sale che poi fissa tutti i sapori. Un’amarena di Modena con la sua acidità ma che è anche più salata di un pomodorino del Piennolo e poi una bufala alla quale è stato estratto solamente il latte, utilizzando una macchina per passare i passatelli, che poi diventerà una spuma leggerissima toccata dallo zucchero e sopra una ricottina di alpeggio leggermente affumicato. Un vero capolavoro che fa capire la grandezza di Massimo Bottura!

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È possibile che i vini bianchi friulani, giuliani (e sloveni) possano competere con i  grandi bianchi di Borgogna (e del Mondo)? Azzardo un sì e rilancio senza paura! Tanta sicumera deriva dagli assaggi di vini, con un bel po’ di tempo sulle spalle (in alcuni casi si parla di qualche decennio), fatti in questi ultimi due anni. Dando per scontato che chi si ostina a dire che i bianchi sono solo vini d’annata è fuori dalla storia e una risata (spero) alla fine lo seppellirà; corre l’obbligo a chi si occupa di vino (sommelier, giornalisti, comunicatori) non solo di sfatare con forza questa credenza popolare, ma di ingaggiare una furiosa battaglia ( a favore del consumatore), affinché capolavori, per lo più misconosciuti, non appartengano solo alle riserve private dei produttori, ma possano essere messe a disposizione di una platea appassionata e attenta più di quanto si creda. Ovviamente questo discorso non può valere per tutti, c’è bisogno del terroir, del lavoro in vigna e dell’arte e della sapienza del produttore. Tanto per essere concreti ecco qualche esempio di vini bianchi  straordinariamente eleganti e di una complessità unica, veri e propri nettari inebrianti:

Venica & Venica – Dolegna del Collio

Malvasia 1992

Borgo del Tiglio – Brazzano (GO)

Tocai Friulano  1994 volendo sublimare l’impossibile si abbina in maniera strepitosa con il Patanegra

Studio di Bianco 1993, 1998, 2005

Chardonnay “Selezione” 1999, 2001,  2002, 2005

 Verduzzo 2000

Vie di Romans – Mariano del Friuli (GO)

Sauvignon “Piere” 1996 (in magnum)

La Viarte – Prepotto (UD)

Rovul (50% chardonnay e 50% pinot  bianco) 1985, prodotto in due sole annate (purtroppo)

Davide Feresin – Cormons (GO)

L’Edi Tocai Friulano 2004

Radikon  – Oslavia (GO)

Ribolla Gialla di Oslavia 2004

Mario Schiopetto – Capriva del Friuli (GO)

Blanc des Rosis 2001 (Tocai Friulano, di Pinot Grigio, di Sauvignon, di Malvasia Istriana e di Ribolla Gialla)

Mario Schiopetto Bianco 2003 (Chardonnay e Tocai Friulano)

Pinot Bianco 2004

Russiz Superiore – Capriva del Friuli (GO)

Col Disôre 2007 (Pinot bianco 40%,Tocai friulano 35%, Sauvignon 15%, Ribolla gialla 10%)

Gaspare Buscemi  – Cormons (GO)

Alture Bianco “Riserva Massima” annata 1987 (base Pinot Bianco)

Dario Princic – Oslavia (GO)

Ribolla Gialla di Oslavia 2005:

E poi gli Sloveni confinanti (Non posso non citare cantine che sono solo ad una manciata di km dal confine italiano)

Miha Batic – Valle di Vipava

Chardonnay del 1999 (a dire il vero questo vino ha vinto una medaglia di bronzo in Borgogna),

Valter Sirk – Dobrovo BRDA

Chardonnay 1998

Ps: naturalmente questo è (solo) quanto ho avuto la fortuna di bere nel corso dell’ultimo biennio, immagino che in molte altre cantine friulane, giuliane e della slovenia ci siano degli scrigni magici che aspettano solo di essere aperti!

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Quanto deve il Friuli vitivinicolo alla famiglia Felluga dio solo lo sa! Iniziata in Istria, più di cento anni fa, la storia di questa dinastia di viticoltori che ha poi trovato nel Collio la terra d’elezione per la produzione di vini straordinari. È con Marco, il pioniere, che i Felluga diventano punto di riferimento per tutto il territorio.  Egli, nel 1956, dopo aver frequentato la Scuola di enologia di Conegliano, fonda l’omonima azienda e circa una decina d’anni dopo (nel 1967) realizzerà il sogno di acquistare una delle più belle tenute del Collio, Russiz Superiore. All’inizio sono 68 gli ettari che poi con il tempo diverranno 100 di cui 50 coltivati a vigneto. Il nome della località deriva da rusic, toponimo di origine slava, rusa che significa terreno erboso, zolla. Oggi, Marco ha passato il testimone al figlio Roberto che guida entrambe le aziende (La Marco Felluga e Russiz Superiore) con grande talento. Arrivo a Russiz Superiore dopo aver costeggiato una meravigliosa collina di vigneti, un paesaggio incantevole che con i colori dell’autunno e complice la splendida giornata di sole è in grado di mettere in dubbio le mie certezze agnostiche, facendomi preponderare per l’esistenza dell’altissimo. La storia dei più importanti vini bianchi italiani (ergo, del mondo) passa di qui, è questo il pensiero che mi sfiora mentre parcheggio la macchina, e sono brividi!

Le Cantine

Marco Felluga

La sede principale della Marco Felluga è a Gradisca d’Isonzo; I vigneti si estendono per 100 ettari (di proprietà e a conduzione) nei comuni di Farra, San Floriano – Oslavia e Cormons, con una maggiore produzione di vini bianchi, ottenuta da vitigni sia autoctoni che internazionali.
Grande cura nella coltivazione dei vigneti e ovviamente in tutte le fasi di vinificazione. Ogni vino ha un proprio tempo e un proprio luogo di fermentazione e maturazione. La gran parte dei vini bianchi viene fermentata e affinata in vasche d’acciaio inox, ad eccezione del Collio Bianco Molamatta, uvaggio di Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Pinot Bianco, quest’ultimo viene affinato in legno e del Collio Pinot Grigio Riserva Mongris, fermentato per un 30% in legno.
Anche per alcune uve a bacca rossa, dopo la separazione dai raspi, la macerazione avviene in grandi tini, per un periodo variabile in funzione dell’annata.
A fine fermentazione alcolica segue un processo di affinamento, ad esempio per il Collio Rosso Carantan (uvaggio di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc) sosta per 18-20 mesi in piccole botti di rovere, segue un periodo di un anno in bottiglia.

Russiz Superiore

La tenuta di Russiz Superiore si trova nel comune di Capriva del Friuli. L’aquila di Russiz Superiore(che si trova impressa su tutte le etichette)deriva dall’emblema che fu dei principi di Torre Tasso, tra i primi signori di queste terre, giunti in Friuli nel 1273. Nobile insegna, nobili vini, nobili famiglie si sono succedute nel tempo fino ad arrivare ai Felluga (nella foresteria della casa di Roberto Felluga è possibile ammirare i quadri che riproducono gli stemmi delle famiglie).  Dei 100 ettari della proprietà, 50 sono coltivati a vigneto, con una densità d’impianto di oltre 6.000 ceppi per ettaro con una produzione che privilegia i vini bianchi rispetto ai rossi. Entrambe le qualità trovano nelle colline di Russiz Superiore un ambiente con caratteristiche geomorfologiche e climatiche speciali: il terreno, formatosi durante l’Eocene, presenta un’alternanza di marne (limi e argille calcaree) e arenarie (sabbie cementate) ed è particolarmente impermeabile. Il conseguente scorrimento superficiale delle acque erode il terreno e porta ad una morfologia molto dolce.
Per la maggior parte dei vini bianchi la fermentazione avviene per circa l’85% in vasche d’acciaio e per il restante 15% in legno. Per il Collio Bianco Col Disôre (uvaggio di Pinot Bianco, Tocai friulano, Sauvignon e Ribolla Gialla), la fermentazione avviene in grandi tini di legno (15-30 hl). Dopo un affinamento di circa un anno il vino viene lasciato riposare in bottiglia per circa 10 mesi.
La fermentazione e la maturazione del Collio Pinot Bianco Riserva avviene inbotti di rovere da 5hl; mentre per il Collio Sauvignon Riserva il 30% del mosto viene posto a fermentare in carati di rovere, il restante in vasche d’acciaio. Entrambi i vini sono lasciati riposare circa tre anni sui lieviti e un anno in bottiglia. Il grande Rosso di Russiz Superiore, il Collio Rosso Riserva degli Orzoni (uvaggio di Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc) affina per due anni in piccole botti di rovere più un anno in bottiglia. Oltre al vino, l’azienda produce un olio extravergine ottenuto dalle piante di olivo di diversa cultivar, principalmente bianchera, site sulle colline di Russiz Superiore.

Il vino bianco è un vino da invecchiamento?

A chi continua a dubitare rispondo sì, senza esitazione alcuna. Ovvio non tutti i vini bianchi sono adatti, ci vogliono il terroir, la struttura, le tecniche di affinamento, i luoghi di conservazione. Russiz Superiore è un esempio perfetto di quanto ho appena detto; grandi uve, sapienti tecniche di vinificazione e una stupenda cantina, scavata nella collina e che scende per 12 metri sotto terra, danno origine a riserve che sanno emozionare. Roberto Felluga da molti anni sta portando avanti il suo progetto per i vini bianchi invecchiati, ottenendo grandi risultati con il Collio Pinot Grigio Mongris Riserva Marco Felluga, il Collio Sauvignon Riserva Russiz Superiore e il Collio Pinot Bianco Riserva Russiz Superiore.
Ho una passione smisurata per i vini bianchi invecchiati, trovo che siano in grado di emozionare quanto e come i vini rossi (forse anche di più, ma ovviamente è una questione di gusti personali).

I vini degustati

Collio bianco Molamatta 2009
(40% pinot bianco 40% tocai friulano 20% ribolla gialla)

Molamatta” è il nome geografico che identifica la zona dove sono situati i vigneti che producono questo vino. Il Molamatta è sicuramente uno dei fini più famosi del Collio. Nel bicchiere è Giallo dorato, un naso molto intenso di frutta tropicale, ma anche belle note floreali. Acidità e sapidità se la giocano alla pari donando un grande equilibrio. Ottima la persistenza.

Collio Friulano Russiz Superiore 2008
(100% Tocai Friulano)

Ecco il Tocai della tradizione. Nel bicchiere è giallo dorato, complesso al naso, soprattutto floreale (camomilla), ma anche note di agrumi. In bocca è molto elegante, con bella morbidezza e sapidità.

Collio Cabernet Franc Russiz Superiore 2009
(100% Cabernet Franc)

Nel bicchiere è rosso rubino, al naso frutti rossi (frutti di bosco) e note erbacee con una leggera speziatura, in bocca il tannino è abbastanza morbido, buona l’acidità. Si lascia bere ma è ancora molto giovane.

Adesso mi aspettano il Collio Pinot Grigio Riserva Mongris 2007 di Marco Felluga e il Collio Bianco Col Disôre 2007 di Russiz Superiore, ma questa è un’altra storia!

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